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L’Italia continua a registrare un preoccupante aumento del numero di bocciature agli esami per il conseguimento della patente di guida. Secondo un dossier del Ministero dei Trasporti, analizzato in esclusiva dal Corriere della Sera, nel corso del 2025 sono state sostenute ben 2,3 milioni di prove teoriche e pratiche, con un drammatico numero di 618 mila candidati che non hanno superato l’esame al primo tentativo. Questo significa che circa uno su quattro aspiranti conducenti riceve un esito negativo, un dato che desta preoccupazione tra gli esperti di sicurezza stradale e tra le famiglie italiane.

A trainare questa crescente tendenza sono principalmente i giovani under 21, che rappresentano la fascia più numerosa di candidati. I ragazzi e le ragazze tra i diciotto e i ventuno anni costituiscono la maggior parte delle iscrizioni agli esami, spinti dall’esigenza di acquisire autonomia e mobilità, ma non sempre adeguatamente preparati alle nuove norme del codice della strada e alle complessità della guida in sicurezza.

Particolarmente interessante è l’analisi territoriale contenuta nel dossier ministeriale. Emergono significative differenze tra le varie province italiane: alcune regioni del Nord registrano tassi di bocciatura inferiori al 20 per cento, mentre altre aree del Paese vedono bocciature che superano il 30 per cento. Queste discrepanze possono dipendere da diversi fattori, tra cui la qualità della preparazione presso le scuole guida locali, la difficoltà dei percorsi di prova pratica, e possibilmente anche da differenti standard valutativi tra i vari esaminatori.

Le cause di questa situazione sono molteplici. Da un lato, le normative del codice della strada sono diventate sempre più complesse e rigorose, specialmente per quanto riguarda le sanzioni amministrative e i comportamenti da tenere in strada. Dall’altro, molti candidati non dedicano un tempo sufficiente alla preparazione teorica, affidandosi troppo alla pratica con l’istruttore senza consolidare adeguatamente le conoscenze base.

Il fenomeno solleva anche interrogativi sulla qualità della formazione stradale nel nostro Paese. Esperti del settore evidenziano che una preparazione più rigorosa potrebbe effettivamente contribuire a ridurre gli incidenti stradali, soprattutto tra i giovani conducenti, che rappresentano una categoria a rischio. Tuttavia, la questione rimane complessa e richiede interventi coordinati tra il Ministero dei Trasporti, le regioni e le scuole guida.

Fonte: Corriere della Sera

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