L’Italia ha formalmente comunicato alle istituzioni dell’Unione Europea le proprie significative preoccupazioni riguardanti l’aggiornamento dei benchmark del sistema ETS (Emissions Trading System) per il periodo 2026-2030. La richiesta italiana è di procedere con il congelamento temporaneo di questo aggiornamento, al fine di evitare conseguenze economiche ritenute potenzialmente dannose per il tessuto industriale nazionale.
Il sistema ETS rappresenta il principale meccanismo europeo di lotta al cambiamento climatico, operando attraverso un sistema di scambio di quote di emissione di gas serra. Le imprese che superano i limiti di emissione sono obbligate ad acquistare quote aggiuntive, con costi che possono risultare particolarmente gravosi per i settori ad alta intensità di carbonio, come l’industria pesante, la chimica e l’energia.
L’aggiornamento dei benchmark per il prossimo quinquennio comporterebbe una revisione dei parametri di riferimento utilizzati per calcolare le allocazioni gratuite di quote alle aziende. Secondo le valutazioni del governo italiano, un inasprimento di questi parametri potrebbe mettere a rischio la competitività delle imprese tricolori sui mercati globali, particolarmente quelle operanti in settori strategici.
Roma sostiene che la revisione dovrebbe essere rinviata per consentire una valutazione più attenta dei potenziali impatti economici e sociali, specialmente in un momento in cui molte aziende stanno già affrontando significativi sforzi di adattamento normativo e di investimento in tecnologie pulite. L’Italia argomenta che il congelamento permetterebbe di disporre di più tempo per sviluppare strategie di transizione ecologica che non comportino drastiche perdite occupazionali o competitività industriale.
La posizione italiana riflette le preoccupazioni di vari settori produttivi nazionali, che temono un ulteriore aumento dei costi operativi. In particolare, le industrie siderurgiche, chimiche e manifatturiere rappresentano una componente vitale dell’economia italiana e dell’occupazione, soprattutto nelle regioni del Nord e del Centro.
Tuttavia, la richiesta italiana di congelamento si scontra con gli obiettivi climatici dell’Unione Europea, che punta a conseguire la neutralità climatica entro il 2050 e a ridurre le emissioni del 55 per cento entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per molti Paesi europei, specialmente quelli più avanzati nella transizione verde, un congelamento dei benchmark rappresenterebbe un passo indietro negli sforzi per combattere il riscaldamento globale.
La negoziazione su questo tema si preannuncia complessa, richiedendo il difficile equilibrio tra obiettivi ambientali e sostenibilità economica e sociale.
Fonte: ANSA