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Il vertice convocato a Parigi per affrontare la crisi dello Stretto di Hormuz rappresenta più di una semplice risposta tattica a una minaccia immediata: segna il possibile inizio di un “risveglio europeo” in materia di geopolitica, concludendo un periodo di relativa passività e dipendenza dagli assetti internazionali gestiti da altre potenze.

Durante anni, l’Europa aveva assunto un ruolo secondario nella gestione delle grandi questioni geopolitiche globali. La crisi ucraina, la situazione mediorientale, i conflitti nei mari di confine asiatico: tutti questi temi erano stati affrontati principalmente da Stati Uniti, Russia e Cina, con l’Europa spesso relegata a una posizione reattiva piuttosto che proattiva. Il vertice parigino rappresenta una netta deviazione da questo pattern consolidato.

La convocazione dell’incontro da parte di Francia e Regno Unito è particolarmente significativa. Malgrado le tensioni continue tra questi due Paesi su vari temi, la loro alleanza su una questione di importanza strategica globale dimostra la capacità europeo di superare le divisioni interne quando i veri interessi comuni sono minacciati. Questo rappresenta un precedente importante per future collaborazioni su questioni geopolitiche più complesse.

La partecipazione massiccia da parte di attori globali non europei, dalla Asia al Sud America, conferma che il “risveglio” europeo è percepito come significativo anche dagli altri continenti. C’è una riconoscenza implicita che l’Europa, quando agisce in modo coordinato e consapevole, rimane un protagonista geopolitico di primo piano.

Il timing dell’iniziativa è particolarmente rilevante. In un momento in cui si parla diffusamente di declino europeo, di perdita di competitività economica, di fratture interne sulle questioni migratorie e di bilancio, il vertice sull’Hormuz rappresenta una controffensiva simbolica. Dimostra che l’Europa dispone ancora di strumenti diplomatici e di soft power considerevoli per modellare gli eventi internazionali.

Tuttavia, il vero test di questo “risveglio” risiederà nella capacità di tradurre le dichiarazioni diplomatiche in azioni concrete e coordinate. L’Europa ha una storia recente di annunci audaci seguiti da implementazioni deludenti. La sfida consiste nel mantenere l’unità e la determinazione oltre il momento iniziale di entusiasmo.

Il vertice di Parigi potrebbe rappresentare il punto di partenza di una nuova era di assertività europea nelle questioni globali, oppure potrebbe rivelarsi un episodio isolato di mobilitazione temporanea. La risposta dipenderà dalla capacità delle istituzioni europee di istituzionalizzare questo approccio più proattivo e di mantenerlo nel tempo, indipendentemente dai cicli politici nazionali.

In conclusione, la giornata delle “buone notizie” che vede il primo posto occupato da questo “risveglio europeo” suggerisce una comunità internazionale che ancora riconosce il valore della diplomazia multilaterale come strumento di gestione dei conflitti globali.

Fonte: Corriere TV

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